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15 Maggio 2020

INDAGINE CONFIMI SULLA RIAPERTURA DELLE AZIENDE

Stabilimenti aperti, ma non ci sono commesse. Ammortizzatori attivati dall'80%

Stabilimenti aperti sì, ma impianti fermi. È quanto emerge dall’analisi di Confimi che ha intervistato i propri associati a una settimana dalla riapertura dopo i mesi del lockdown. Una ripartenza amara per gli industriali: oltre il 60% non ha registrato nuovi ordinativi. Non solo, 1 impresa su 3 ha ancora i propri clienti chiusi per decreto, mentre 1 aziende su 4 ha problemi nell’approvvigionamento con i sub fornitori. Una situazione emergenziale quella portata alla luce dal centro studi di Confimi Industria. Emorragia economica che inevitabilmente continua a scontrarsi col tema della liquidità: il 42% degli imprenditori che hanno risposto all’indagine è ricorso agli istituti di credito proprio a causa della contrazione – fino quasi all’azzeramento – degli ordini, mentre un terzo del campione ha contatto le banche per via degli insoluti di mancati pagamenti. E sul tema della liquidità e dell’accesso al credito, il 54% degli imprenditori ha dichiarato di aver fatto ricorso alle misure previste dal governo: di questi, una metà per la moratoria sui mutui, l’altra metà per il finanziamento del circolante. E solo il 3% delle imprese oggetto d’indagine ha ricevuto il credito richiesto. Ancora una volta, per 1 imprenditore su 3 il primo problema con gli istituti di credito è legato alla burocrazia e ai suoi tempi. A rispondere al sondaggio di Confimi un campione di 1000 aziende del sistema: 45% metalmeccaniche, 17% servizi, 7% plastica e gomma, 6% edile, sono i comparti maggiormente rappresentati. In merito al fatturato, il 55% del campione raggiunte i 3 milioni, il 32% ha un giro d’affari tra i 3 i 10 milioni, mentre il 12% ha registra ricavi tra i 10 a i 50 milioni. Si tratta per lo più di aziende piccole, fino a 15 dipendenti, solo il 35% ha fino a 50 addetti. La Confederazione del manifatturiero privato italiano ha chiesto ai propri imprenditori di fare un punto anche sull’applicazione del protocollo di salute e sicurezza anti contagio da covid: relativamente al personale, in occasione della riapertura, il 52% del campione ha riscontrato difficoltà nel reperire i dispositivi individuali di protezione, mentre il 26% riscontra difficoltà con la disponibilità del personale a causa dei carichi familiari e al tempo stesso gli industriali hanno difficoltà nell’implementare lo smart working dei dipendenti. Circa l’80% delle aziende infatti ha attivato ammortizzatori sociali interessando il 65,7% del personale impiegato. Ingenti invece gli investimenti sostenuti per adeguare spazi e organizzare la logistica per 1 imprenditore su 6. Attestandosi alla totalità del campione – evidenzia il Centro Studi - la media dell’investimento si attesta al 2,8% del fatturato. Rispettare il protocollo comporta inoltre, in alcune circostanze, una perdita in termine di efficienza produttiva: è così per il 71% del campione, ma solo per 1a azienda su 5 si parla di impatto tangibile sui processi produttivi.

24 Aprile 2020

CONFIMI EDILIZIA INCONTRA IL SOTTOSEGRETARIO AL MIT MARGIOTTA

Ventricelli: "Riaprire subito i cantieri o diremo addio al 10% del comparto"

Confimi Edilizia ha incontrato in video chat il Senatore Salvatore Margiotta, Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per un confronto costruttivo sulle necessità del settore messo ulteriormente a dura prova dall'emergenza economica che sta vivendo il paese. Il Sottosegretario Margiotta ha ascoltato gli interventi della delegazione di Confimi guidata da Sergio Ventricelli, presidente di Confimi Edilizia, Fabio Ramaioli DG di Confimi Industria, Nicola Fontanarosa componente di giunta della categoria e Anna Danzi vice direttore di Finco, che supporta la segreteria tecnica di Confimi Edilizia. "Ci sarebbe un lungo elenco di azioni e misure necessarie per il comparto, ma abbiamo gli occhi puntati sull'emergenza che ci ha colpiti, e dopo aver osservato un religioso lockdown, la priorità assoluta è riaprire i cantieri, speriamo fortemente già dal 27 aprile, con condizioni chiare, condivise e univoche, per gestirli in sicurezza, altrimenti si rischia di perdere il 10% del comparto" ha esordito il presidente Ventricelli. La perplessità di Confimi Edilizia è dettata proprio dai molteplici attori coinvolti nella gestione della cosiddetta "Fase 2" e dal timore che possano nascere protocolli discordanti tra loro gettando ancor più in confusione gli addetti ai lavori. "Il riaprire i cantieri, come per gli impianti produttivi, vuol dire, in questo particolare momento storico, affrontare ulteriori costi di messa in sicurezza che per la natura stessa del lavoro già caratterizzano il nostro comparto. Come sarà gestito questo ulteriore approvvigionamento? Sarà tutto a costo delle imprese? Ci saranno dei bonus?" ha domandato Ventricelli al Sottosegretario. Tra le segnalazioni riportare da Confimi Edilizia al Sottosegretario al MIT due grandi vettori: la semplificazione e i pagamenti, spesso troppo lunghi, della P.A. "Il nostro paese necessita di un'attività straordinaria di ammodernamento e messa in sicurezza di infrastrutture strategiche (strade, ferrovie, porti, aeroporti, scuole) che vivono di iter burocratici infiniti, vincoli ai quali talvolta non si viene a capo" ha sottolineato Ventricelli "urge semplificare i processi". Nello specifico Confimi Edilizia non chiede che l'eccezionalità procedurale del Ponte Morandi di Genova diventi una regola, ma reputa impercorribile il sistema farraginoso messo in atto con il codice degli appalti. "Serve uno snellimento poderoso, pur nel rispetto di un equilibrio democratico". Nel ringraziare per la disponibilità il Sottosegretario Margiotta, che si è mostrato attento a tutte le interpellanze, dichiarando già un immediato sforzo del MIT per snellire gli apparati burocratici, il presidente Ventricelli ha chiuso il suo intervento con l'auspicio di una sana e robusta collaborazione con la pubblica amministrazione, che resta il partner più importante per attivare opere di grande rilievo nel settore edile e del suo enorme indotto.

27 Marzo 2020

APPALTI PUBBLICI E COVID-19. CONFIMI SCRIVE AL MIT

Una lettera del Presidente di Confimi Edilizia Sergio Ventricelli alla Ministra Paola De Micheli, con tre proposte

In questo momento di gravissima emergenza nazionale determinata dalla pandemia COVID - 19, Confimi Edilizia ritiene fondamentale focalizzare l’attenzione dell’Esecutivo su tre problematiche determinate, direttamente, da tale emergenza nell’esecutività dei contratti di appalti pubblici del settore delle costruzioni.
1. Intervento legislativo sul Codice degli Appalti (articolo 35, comma 18, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, e successive modificazioni) che prevede l'anticipazione dell'erogazione della prima rata sul prezzo contrattuale entro 15 giorni dall'effettivo inizio dei lavori, previa costituzione di garanzia fideiussoria, anche se in carenza di stipula del contratto, ma con consegna avvenuta "sotto riserve di legge" con contestuale aumento della prima rata dall'attuale 20 al 30% o almeno al 25% per tutti i contratti in essere e quelli a venire. Con queste due misure (aumento della prima rata di anticipo e sua applicazione anche ai lavori consegnati in via di urgenza - come previsto dall’Art. 91 DL 18/20) si assicurerebbe - a spesa finale zero da parte dello Stato - la necessaria liquidità alle Aziende in un periodo di sostanziale fermo produttivo, garantendo in questo modo la sopravvivenza e l'operatività delle stesse nel momento in cui sarà superata l'emergenza Covid19 e potranno essere riaperti i cantieri.
2. Necessità di una proroga delle scadenze temporali inserite nei contratti pubblici di appalto in essere commisurata almeno alla durata dei giorni di blocco subiti. Infatti, se da un lato l'art. 1218 cc recita "Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile", dall'altro l'art. 1223 dispone "Il risarcimento del danno per l'inadempimento o per il ritardo deve comprendere così la perdita subita dal creditore come il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta”. In sintesi qualora vi dovessero essere ritardi od omessi adempimenti, relativamente a questo periodo, oltre agli enormi problemi logistici di consegna del materiale da parte di Aziende fornitrici nazionali o estere, si potrà sempre invocare l'impossibilità della prestazione per rispetto delle misure di contenimento di cui al DL 6/2020 in tema di " misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19"; In altre parole, tra l'altro, l'eventuale carenza di mascherine, da considerarsi DPI ex Decreto Legislativo 81/2008, in ambienti di lavoro in cui sia oggettivamente impossibile mantenere la distanza interpersonale di un metro, potrà essere invocata, per contrastare eventuali penali per ritardata ultimazione, chiaramente se afferenti il periodo emergenziale, e quindi anche per domandare ed ottenere la sospensione dei lavori nell'attuale fase. Per evitare inevitabili contenziosi che intaserebbero mesi i tribunali amministrativi riteniamo dunque fondamentale che l'Esecutivo fissi una proroga generalizzata di almeno 30 giorni di tutte le scadenze temporali inserite nei contratti pubblici di appalto del settore costruzioni.
3. Necessità del riconoscimento nei contratti per appalti pubblici del settore delle costruzioni dei maggiori oneri a carico delle Imprese legati al rispetto delle nuove normative di prevenzione della diffusione del contagio da COVID19 nei cantieri. Tutte le imprese attualmente impegnate nei cantieri "strategici" (mobilità stradale e ferroviaria, manutenzione presidi ospedalieri, etc.) devono adottare misure e comportamenti che oltre a determinare una dilatazione temporale nell'esecuzione dei lavori, causano un incremento stimabile in una percentuale fino al 20% sul valore della commessa. Appare dunque opportuno che l'Esecutivo intervenga con un provvedimento ad hoc che eviti che tali maggiori oneri siano a totale carico delle Imprese.
Le imprese rappresentate da Confimi Edilizia auspicano che l'Esecutivo raccolga queste tre proposte attraverso emendamenti specifici nell'iter di conversione in Legge del DL 17 marzo 2020, n. 18, fornendo in questo modo strumenti di sopravvivenza e operatività a migliaia di Aziende italiane, assicurando al tempo stesso regole chiare al mercato.

23 Marzo 2020

COVID-19, VENTRICELLI: “SUBITO REGOLE CHIARE”

Pronti ad aprire un confronto con l'INAIL e il MIT, per costruire un nuovo modello di sicurezza sul lavoro

"Il Governo, finora, ha agito coscientemente, per la salvaguardia della salute dei cittadini. Appoggiamo e sosteniamo, evidentemente, tutto quanto viene pensato e prodotto in queste ore. In tal senso, siamo anche disponibili a mettere mezzi e risorse a disposizione per la collettività. Resta il rammarico, però, di constatare che le imprese, soprattutto quelle del settore edile, nonché delle numerosissime specializzate che ne animano l'indotto, siano state abbandonate. Chiediamo, dunque, che si pongano immediatamente dei correttivi a un intervento che, di fatto, sta obbligando i cantieri e le progettazioni a fermarsi, pur in assenza di 'forza maggiore', regolarmente emanata dal Governo. Se così non fosse, alla ripresa, in qualunque momento avverrà, non ci saranno più aziende". Così, Sergio Ventricelli, presidente di Confimi Edilizia che rappresenta 2.800 imprese per circa 32.000 addetti, abbracciando l'intera filiera manifatturiera, delle costruzioni edili e dei settori affini, sul DL "Cura Italia". "Chi resiste, lo fa con enormi incertezze - continua Ventricelli -, sia per riuscire a garantire la sicurezza dei lavoratori sia per le difficoltà oggettive dovute dalla scarsità di personale e di materie prime. Il nostro settore, sia chiaro per tutti, prevede anche un certo numero di movimento di mezzi, attrezzature e personale, attività incompatibili con le prescrizioni introdotte dal Governo per garantire la salute dei lavoratori" precisa il presidente degli edili di Confimi. Al Nord, per entrare nello specifico, i problemi sono di far partire i lavori di edilizia civile e soprattutto industriale, lavori fermi da 6-8 mesi che, per il virus, arriveranno a 10-12 mesi. Una situazione insostenibile. Per non parlare della scelta di ricorrere a un commissario speciale per saltare la burocrazia, che andrebbe ridotta drasticamente piuttosto che sospesa, almeno per due anni. Se non ci si muove in questa direzione si contribuirà, inevitabilmente, al default dell'Italia che poi, magari, verrà acquistata con pochi spicci. Con la liquidità che sarà il primo elemento di emergenza, ma che nel decreto non vede per le PMI adeguati meccanismi automatici per l'accesso al credito, nonché la mancanza di una maggiore flessibilità e chiarezza sugli strumenti per gli ammortizzatori sociali". In particolare, Confimi Edilizia come già prevista nella L.190/14 art.1 comma 246 ex lege sottolinea la necessità di offrire a famiglie e imprese più piccole la possibilità di sospendere la corresponsione della sorte capitale garantendo la continuazione della corresponsione degli interessi calcolati sul residuo debito. "In questa maniera - sottolinea Ventricelli - si ottengono alcuni decisivi risultati: il mantenimento della liquidità in circolazione, l'abbattimento delle probabili sofferenze, la difesa della redditività bancaria, e il sostegno ai consumi. Ognuno di questi obiettivi è vitale per la sopravvivenza dell'economia e del sistema del credito". Come se non bastasse, da più parti si segnala che, alcuni committenti, pubblici e privati, pretendono comunque che si prosegua il lavoro in cantiere, per non avere ritardi di consegna, in quanto sostengono che la normativa non obbliga espressamente lo stop dei lavori. "Oltre il danno, la beffa, dunque, - dichiara ancora Ventricelli -, una filosofia su cui si starebbe allineando il Ministero ai Trasporti e alla Infrastrutture che quest'oggi ha pubblicato un 'protocollo di regolamentazione per il contenimento della diffusione del COVID - 19 nei cantieri edili', condiviso solo con una strettissima rappresentanza di parti sociali; sostanzialmente una declinazione dell'accordo dei giorni scorsi, anch'esso attuato in accordo solo con la solita cerchia di parti sociali, lasciando inalterate per intero le tante perplessità delle note fin qui esposte". Un documento uscito all'indomani di una nota del ministro De Micheli, che invece confermava la necessità di non voler chiudere i cantieri e che sottolineava, come 'ogni attività volta alla garanzia della sicurezza e della continuità del lavoro sarà direttamente sostenuta dal Ministero'. "Per questo - conclude Ventricelli - serve un nuovo, urgente e immediato provvedimento, che faccia definitivamente chiarezza. Se bisogna andare avanti, e noi siamo disponibili a farlo, bisogna dare regole certe, chiare e condivise, implementando il lavoro - anche da remoto - dei dipendenti pubblici preposti al rilascio di permessi e autorizzazioni nonché ai pagamenti che, in un fase storica come questa, devono essere velocizzati il più possibile. Siamo pronti, quindi, ad aprire un confronto serio ed efficace con l'INAIL e il MIT, ammesso che ci sia concesso, per costruire assieme un nuovo modello di sicurezza sul lavoro, che tenga conto dell'emergenza in atto e della salute dei lavoratori, nonché della possibilità di poter continuare le opere commissionate fino alla relativa conclusione".