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NOTIZIE

26 Settembre 2025

LEGGE ANNUALE SULLA CONCORRENZA. CONFIMI EDILIZIA SCRIVE AL SENATO

Ventricelli: "Con Finco, per aggiungere un articolo 10 sulla libertà associativa"

Confimi Edilizia, assieme ad altre sigle datoriali, ha deciso di supportare l'iniziativa di Finco, sottoscrivendo una nota inviata al presidente e ai componenti la Commissione 9a del Senato della Repubblica, in merito alla legge annuale sulla concorrenza, per valutare l'ipotesi di aggiungere un articolo 10 sulla libertà associativa. Qui di seguito il testo completo.
_ _Alla Spett.le attenzione del Presidente e dei Signori Componenti la Commissione 9a. del Senato della Repubblica. Con la presente, vi scriviamo in merito all’ oggetto per richiamare - per maggiore linearità e, confidiamo, effetto - l’attenzione di codesta Spettabile Commissione su un solo argomento condiviso da alcune Confederazioni ed Associazioni (tra cui FINCO) riportate in calce, facenti parte di un Gruppo di lavoro costituito sul tema della libertà associativa e connessa concorrenza. Nel 2011, proprio il giorno successivo all’emanazione della Legge “_Norme per la Libertà di Impresa. Statuto delle Imprese_” (Legge 11 novembre 2011, n. 180) è stata introdotta nell’ordinamento italiano la disciplina delle Società tra professionisti (Stp) con l’articolo 10 della Legge 2011, n.183, al fine di consentire ai professionisti iscritti ad Albi, Ordini o Collegi di esercitare la loro attività in forma societaria, anche multidisciplinare, su segnalazione dell’Autorità Garante per il Mercato e la Concorrenza. Tale normativa è condivisibilmente volta a porre rimedio ad una situazione che ha nel tempo determinato ingiustificate limitazioni della concorrenza in quel settore, ostacolando la possibilità per i professionisti di scegliere l’organizzazione e la compagine societaria ritenuta più consona alle proprie esigenze. Riteniamo che sia ora divenuto assolutamente necessario affrontare il tema della libertà associativa per imprese e professioni, nell’ambito della propria rappresentanza. Si tratta di argomento suscettibile di creare disparità e danni - reali (e già concretizzatisi) nonchè potenziali - alla vicenda dei rapporti associativi nel nostro Paese e quindi alle imprese, laddove determinate ed importanti Organizzazioni, talvolta anche in posizione dominante, adottano comportamenti del tutto restrittivi della libertà di scelta associativa e, quindi, della concorrenza (che esiste anche in ambito associativo, con vantaggio delle imprese e dei professionisti). Una effettiva tutela della libertà associativa sarebbe inoltre pienamente coerente con gli indirizzi già espressi in ambito europeo e nazionale. Il conclamato divieto statutario, e/o comunque di fatto, ad una contemporanea adesione ad altri soggetti associativi comporta peraltro una imprecisabile ma certamente ragguardevole casistica di inibizioni silenti, di alcune delle quali si è avuto riscontro da parte delle Scriventi a più riprese. Di altre non si hanno - e non avranno prevedibilmente mai - le prove pur nella certezza che tali rinunce, imposte quanto celate, siano molto più numerose di quelle palesate. Non sfuggirà come quanto sopra possa configurare uno scenario inquietante anche sotto il profilo dell'influenza sulla politica industriale nel nostro Paese e della conseguente concentrazione dell'attività lobbistica in particolar modo su quei temi riguardanti le aziende a controllo pubblico o con partecipazione pubblica di riferimento (che sono ormai da tempo - con l'uscita di Fiat/ ora Stellantis e di Luxottica da Confindustria - di gran lunga le principali contribuenti di quel sistema: Gruppo Enel, Eni e collegate, Leonardo, Poste, Ferrovie, Fincantieri, Rai, etc…senza contare molte aziende “municipalizzate” locali). Si veda, solo per fare un esempio, il caso delle plurime (oltre 400) adesioni di Enel a Confindustria e di altre aziende a carattere pubblico, non solo alle Associazioni di categoria di “mestiere” ma a tutte le Associazioni provinciali confederali. Le aziende citate versano da anni, annualmente, svariati milioni di euro ad una Confederazione connotata dalla circostanza di non consentire ai propri Soci l’adesione ad altri soggetti associativi. Anche grazie a questi rilevantissimi apporti economici e di consistenza numerica si è in condizione - sia consentita l'analogia con il mondo delle imprese - di permanere in, e di abusare di una posizione dominante. Inoltre, parlando in termini generali, se anche i più grandi ed influenti soggetti “disertano” la PMI ed aderiscono “in blocco compatto” ad una Confederazione che è governata, di fatto, dai grandi Gruppi , vi è un problema (lobbistico di rappresentanza di interessi) di carattere industriale, non solo associativo, per il mondo delle PMI, sempre blandito a parole ma altrettanto mortificato nei fatti. Sono illuminanti le posizioni prese negli ultimi tempi in relazione ai cosiddetti “extra-profitti” bancari e delle società energetiche (Eni, grande contribuente di Confindustria…), posizioni in assoluto contrasto con gli interessi delle PMI che, sarà bene ricordarlo ancora una volta, costituiscono la quasi totalità delle imprese italiane. Andrebbe quindi sottolineato che le preclusioni statutarie di cui trattasi ( è sufficiente una lettura del relativo articolo statutario di Confindustria, ripreso, per obbligo, in tutti gli Statuti delle Associazioni aderenti a Confindustria – vedi all.) non sono in linea in termini generali con gli articoli 2 e 41 della Costituzione ed in termini particolari ed assai precisi con l’articolo 2 lettera a) e con l’articolo 3 punto 1) dell'allegata Legge 11 novembre 2011, n. 180 recante _"Norme per la Tutela della Libertà di Impresa. Statuto delle Imprese”._ La considerazione secondo cui se si sceglie un'organizzazione se ne debbono accettare le regole, non ha alcun pregio dacché uno Statuto o Regolamento associativo ha comunque rango assolutamente inferiore ad una Legge dello Stato ed in nessun caso tale Statuto o Regolamento può prevedere per gli iscritti obblighi che siano in contrasto con la Legge. Sotto questo profilo non possono che ritenersi gravemente contrastanti con le norme costituzionali e di legge, e conseguentemente inapplicabili, tutti quegli statuti che prevedano limitazioni alla libertà associativa tanto più quando, come nel caso dell’art. 6 dello Statuto allegato, vengono utilizzate diciture generiche e suscettibili di essere applicate ad libitum. Ma, c’è di più. Nel caso infatti di aziende partecipate pubbliche a livello nazionale o locale, si aggiunge il paradosso che trattasi di soggetti che traggono le loro risorse, o parte di esse, dal contribuente italiano, talché aderire ad una confederazione che pone vincoli di adesione delle aziende a realtà fuori dal proprio sistema sarebbe appunto, paradossale oltre che, necessariamente, contrario ai vari Codici Etici, di Trasparenza , di Non Discriminazione e di Condotta delle stesse Aziende, tutte dotate di consistenti Uffici Legali. Anche la invocata “motivazione” di non ingenerare confusione nella rappresentanza, può forse avere un senso quando parliamo di Soci effettivi (non aggregati) che aspirino a livelli apicali ( una candidatura a Presidente di Confindustria) ma non per tutti gli altri casi ed è, comunque, giuridicamente insostenibile. Abbiamo, sinora, omesso di enfatizzare questi aspetti onde non fornire all'esterno una raffigurazione di contrasto all'interno del mondo industriale, ma ora chiediamo con decisione che venga previsto in un articolo 10 aggiuntivo sull’argomento nell’ambito della Legge di cui trattasi ed appoggiamo assolutamente la segnalazione dell' Associazione AISES all’Antitrust (purtroppo al momento infruttuosa per quanto non ritenuta infondata da parte dell’Autorità che non ha colto il chiaro nesso tra la libertà associativa, non a caso prevista da norma dell’ordinamento italiano, e la tutela della concorrenza) poiché, nel tempo, la situazione dianzi descritta è andata persino peggiorando. È inutile cercare, lodevolmente, di cambiare la politica industriale italiana con Libri Bianchi e Verdi se poi l’interlocutore industriale è in condizioni di monopolio di fatto. Tale situazione si ripercuote su molti se non su tutti gli altri momenti della rappresentanza. Da Accredia ad UNI, dalla vicenda delle Casse Edili a quella, speriamo sventata, volta a consegnare al Formedil (Ente bilaterale Confindustria/Ance - Triplice) il monopolio sulla formazione in materia di Sicurezza del lavoro, dal Cnel ai Comitati Inps ed Inail, da Enea ad Ice. Anche in singolare ma sostanziale accordo con (l’apparente) antagonista sindacale, si tende ad applicare lo stesso schema ad _“excludendum”_ a tutto svantaggio non solo dei soggetti di rappresentanza “concorrenti”, ma soprattutto delle imprese dagli stessi rappresentate ed assistite. Ed in definitiva con svantaggio della vitalità dell’economia italiana tutta. I sottoscritti ritengono che non si possa barattare la democrazia e la competizione associativa con l’accentramento decisionale e rappresentativo in quanto sistema migliore per ottenere presto e senza noiose interferenze ciò che ci si prefigge. Ottenendo peraltro, da anni, l’effetto opposto sulla vicenda economica del nostro Paese. In conclusione confidiamo che i componenti di Codesta Spettabile Commissione Industria del Senato vogliano considerare l’ipotesi di aggiungere uno specifico dispositivo attraverso un aggiuntivo articolo 10, o in altra modalità ritenuta opportuna, che nel ribadire la libertà di associazione, inibisca la possibilità da parte delle aziende controllate dallo Stato o comunque dove esso - direttamente o tramite altri soggetti - detenga partecipazioni di rilievo e comunque di indirizzo, di versare contributi associativi di qualunque importo a imprese, Associazioni, Federazioni e Confederazioni che prevedano nei loro Statuti il divieto per i propri soci di aderire ad altre compagini associative. Sottolineando che qualunque eventuale clausola statutaria in contrasto in particolare con quanto previsto dal citato articolo 3, comma 1, _“Ogni impresa è libera di aderire ad una o più Associazioni” _dovrebbe essere considerata nulla.
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AIPE, CEPI E FEDERCEPI, COLAP, CONFIMI EDILIZIA, CONFIMPRESE, FEDAPI, FEDERTERZIARIO, FINCO.

19 Settembre 2025

AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA, MENO POTERI ALLE SOPRINTENDENZE

Il Senato approva la riforma del Codice dei Beni Culturali, ora tocca alla Camera

Il Senato ha approvato la riforma del Codice dei Beni Culturali e del paesaggio con 83 voti favorevoli e 55 contrari, che ora passa alla Camera. L'idea è di scorporare dal controllo della Sovrintendenza, gli interventi di lieve entità. Si tratta di un disegno di legge delega che affida al Governo dodici mesi per riscrivere le regole sulle autorizzazioni paesaggistiche, con l’obiettivo di alleggerire la burocrazia e allo stesso tempo garantire un livello adeguato di protezione. Una delle novità riguarda gli interventi di lieve entità, già individuati dal DPR 31/2017. In questa categoria rientrano modifiche minori agli infissi e alle coperture, l’installazione di impianti tecnologici poco visibili e la realizzazione di opere leggere come pergolati o tettoie. In questi casi non sarà più necessario acquisire il parere della soprintendenza: la competenza passerà agli enti locali, a condizione che gli interventi siano coerenti con gli strumenti urbanistici e i piani paesaggistici regionali. È stato invece escluso il ricorso al silenzio-assenso generalizzato, che chiedeva una semplificazione più radicale. Ma cosa cambia davvero per le autorizzazioni paesaggistiche? La riforma punta a introdurre tempi certi, maggiore coordinamento con la legge sul procedimento amministrativo e con il Testo Unico dell’Edilizia, e una digitalizzazione più spinta delle pratiche attraverso il rafforzamento degli sportelli unici. Il parere sulle infrastrutture di interesse nazionale sarà centralizzato al Ministero della Cultura, mentre per le opere di messa in sicurezza idrogeologica, idraulica o sismica, così come per il ripristino dopo calamità, è prevista una disciplina semplificata. Anche i rinnovi di autorizzazioni stagionali o ripetitive dovranno avvenire in tempi più rapidi e senza nuove valutazioni se non ci sono variazioni rispetto al titolo già concesso.

08 Settembre 2025

UN DECALOGO PER LE PMI: DIALOGO SOCIALE E SOSTENIBILITÀ IN EUROPA

Ventricelli:"Le industrie luoghi privilegiati per competitività e benessere diffuso"

Un decalogo per le PMI: dall’Europa nuove regole per dialogo sociale e sostenibilità. Dopo due anni di lavoro congiunto in quattro Paesi europei (Italia, Albania, Ungheria e Belgio), si è concluso il progetto Value Facturing SMEs, guidato da Confimi e sostenuto da un partenariato internazionale. Il progetto ha avuto come obiettivo quello di rafforzare il ruolo delle piccole e medie imprese manifatturiere nelle transizioni verde e digitale, promuovendo al tempo stesso strumenti innovativi di dialogo sociale e contrattazione collettiva. Tra i principali risultati conseguiti, la pubblicazione di un Decalogo multilingue con linee guida e procedure pratiche per favorire il dialogo sociale a livello aziendale, settoriale ed europeo. Un documento pensato per accompagnare le PMI nei processi di innovazione e sostenibilità, rafforzandone la competitività all’interno delle Global Value Chains. “La contrattazione collettiva è un nodo fondamentale nell’attuazione del principio Leave no one behind (LNOB) dell’Agenda 2030 – ha dichiarato Sergio Ventricelli, vicepresidente di Confimi e presidente di Confimi Edilizia – il progetto Value Facturing SMEs ha evidenziato il ruolo centrale del dialogo sociale come strumento strategico per accompagnare le transizioni, ridurre i conflitti e costruire percorsi condivisi verso un’economia più giusta, verde e resiliente”. Secondo Ventricelli, le PMI manifatturiere rappresentano “luoghi privilegiati per sperimentare nuove modalità di interazione tra i diversi attori economici, trasformando i vincoli ambientali in leve di competitività e benessere diffuso”. Il decalogo si propone come uno strumento operativo per imprese, lavoratori e istituzioni, utile a: promuovere mercati del lavoro di qualità; sostenere processi di contrattazione collettiva più inclusivi; facilitare l’adozione di tecnologie pulite, modelli circolari e processi ad alta efficienza energetica; rafforzare le competenze verdi e digitali nelle PMI. Con la chiusura di Value Facturing SMEs, Confimi e i partner internazionali confermano l’impegno a proseguire sulla strada del dialogo sociale e dell’innovazione responsabile, contribuendo a costruire un futuro più sostenibile e competitivo per le piccole e medie imprese manifatturiere europee.

30 Agosto 2025

INFRASTRUTTURE, IN ITALIA SI ACCELERA PER NUOVI STADI

Per "Euro 2032", molte strutture subiranno trasformazioni

In Italia il Calcio è un importante settore economico, che nel 2024 ha avuto un impatto sul Pil del nostro Paese superiore agli 11 miliardi di euro, e ha generato, secondo il “Report Calcio” della Figc, più di 1,3 miliardi di contribuiti fiscali e previdenziali e ha dato occupazione ad oltre 120mila persone. Eppure dei 129 stadi omologati per almeno 5.500 persone, il 60% risale a un periodo compreso tra il 1920 e il 1970. Nel 2032, grazie alla co-assegnazione di “Euro 2032” insieme alla Turchia, il nostro paese tornerà a ospitare un grande evento calcistico. Dunque, la necessità di individuare cinque impianti, che rispettino le norme UEFA e in cui ospitare le partite dell’Europeo, rappresenta un’utile occasione per analizzare la situazione degli stadi in Italia. Nell’ultimo ventennio si è assistito a una profonda e radicale modifica dell’approccio al business calcistico. L’epoca in cui le società di calcio erano associazioni dedite principalmente ad offrire uno spettacolo a tifosi e spettatori appartiene al passato. Le società sportive sono ormai delle vere e proprie aziende gestite secondo criteri principalmente economici attraverso una forma di gestione societaria che trascende dall’ambito del semplice avvenimento sportivo. In questo contesto lo stadio, soprattutto se di proprietà, rappresenta un asset fondamentale per la sostenibilità di un club in quanto permette di abbattere i costi di gestione, rappresenta un importante investimento immobiliare per il patrimonio di un club, genera un importante aumento dei ricavi che non dipende necessariamente dai risultati sportivi. Affinché ciò sia possibile, la struttura dovrebbe essere costruita secondo criteri che rendano lo stadio uno spazio multifunzionale, aperto sette giorni su sette, dotato di servizi interni ed esterni, come negozi, ristoranti, uffici, musei, etc. in grado al contempo di attrarre visitatori anche in assenza di un evento sportivo, e di rendere il più ricca possibile la fruizione dello stesso. Una mentalità che assomiglia a quella degli USA che, manco a farlo apposta, ospiteranno i prossimi mondiali. Al momento, le iniziative più importanti nelle nostre città sono rappresentate dagli stadi di Firenze (con i cantieri già aperti), Bologna e Cagliari (progetti esecutivi approvati). Di puro fascino, per il momento, l'idea di ammodernare il San Nicola di Bari, l'astronave disegnata dal Renzo Piano, eliminando la pista di atletica e abbassando l'attuale campo da gioco.