Manifesto Industriale
2020-2030

Sostenibilità, relazioni industriali avanzate, promozione delle imprese private, salvaguardia dell’ambiente, ricerca e innovazione. Questo decennio deve segnare nel settore delle costruzioni e delle sue numerose declinazioni – dal lapideo all’acciaio, passando per il restauro, una assoluta rivitalizzazione, tornando a ricoprire un ruolo strategico per il Paese, supportando e valorizzando la competenza delle aziende italiane private.

Un rilancio convinto, che deve passare attraverso scelte radicali, come una forte deregolamentazione, la  volontà degli enti locali e delle grandi stazioni appaltanti di valorizzare qualità e lavoro e una politica industriale per adeguare e rilanciare la rete infrastrutturale, con particolare attenzione alla “riconnessione” del Paese. Occorre puntare, senza indugi, a una pragmatica valorizzazione dei progetti di qualità, nonché a una  strategica collaborazione con i politecnici, per favorire un continuo e puntuale aggiornamento tecnologico e la nascita di nuove aziende, capaci di intercettare le opportunità di un mercato in continua evoluzione.

È necessario, altresì, supportare i processi di riqualificazione dell’esistente, del patrimonio immobiliare – obsoleto e insicuro -, delle aree degradate e di manutenzione del territorio, per rendere il Paese ancora più bello (architettonicamente e urbanisticamente) e più sicuro, investendo, dunque, molto di più nella manutenzione e nel restauro. Un modo diverso di concepire l’edilizia, valorizzandosi il ruolo strategico delle piccole e medie imprese, rispettando ambiente e territorio, nonchè i nuovi processi di approccio al lavoro. Dando quindi priorità a procedure snelle egarantendo tempi più celeri poichè la fattibilità di un progetto è strettamente rapportata all’aspetto temporale dal quale dipende la sostenibilità economica complessiva. Più in generale, occorre operare sul cuneo contributivo fiscale – arrivato a un’imposizione mediamente di oltre il 40% – e su tutti gli oneri accessori che gravano sulla busta paga dei lavoratori, e che fanno sì che siamo il paese con i minori stipendi netti e con il maggior costo del lavoro in Europa. Stesso discorso anche per la spesa pubblica corrente, abnorme rispetto a quella per investimenti e priva di ritorni.

Bisogna, poi, inevitabilmente, guardare all’innovazione, agevolando le nuove tecnologie, da quelle per la riqualificazione energetico-ambientale all’urbanistica, dall’ICT ai flussi di mobilità, dalle mappe sociali di monitoraggio strutturale ai cosiddetti “edifici intelligenti ed energicamente sostenibili”, fino alla gestione di big data in ambito smart city. Tutto, insomma deve condure alla digitalizzazione, permettendo ai soggetti meritevoli di acquisire vantaggi competitivi esponenziali, ridisegnando i processi decisionali e le catene di fornitura.

E ancora. Si deve puntare a un mercato delle costruzioni, dell’immobiliare, e dei servizi a essi connessi, che richiede investimenti continui, a partire dal green, ponendo al centro delle proposte l’utente/cittadino, che utilizza i mezzi di socialità digitali per relazionarsi più facilmente e che ha la possibilità di ricevere servizi personalizzati, sempre più legati alla interazione con edifici, infrastrutture, reti interconnessi da recettori e da attuatori. Occorre, in definitiva,  una potente strategia industriale, che sappia cogliere appieno un’attuale fase evolutiva di grande intensità. Una trasformazione che, almeno in parte, si potrebbe definire radicale. E che viene suffragata da un diffuso interesse per ricondurre a sistema le componenti professionali e quelle imprenditoriali.

È in questo scenario, moderno e culturalmente avanzato, che resta saldo il ruolo associativo di Confimi Edilizia, fondamentale per ripensare – e socializzare -le buone pratiche costruttive ed architettoniche, attraverso la modernità di  un ruolo centrale di relazionale, tra la singola impresa e il mercato nazionale e internazionale.