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20

Ottobre

2020

20 Ottobre 2020

ISTAT: AD AGOSTO COSTRUZIONI +12,9%, MENO 14% RISPETTO al 2019

Il comparto edile recupera terreno, ma resta la differenza col medesimo periodo dell'anno precedente

In base alle rilevazioni Istat, ad agosto 2020 si stima che su base mensile l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni aumenti del 12,9%, confermando la tendenza positiva iniziata da maggio, dopo le flessioni registrate nei mesi precedenti a causa del lockdown. Nella media del trimestre giugno - agosto 2020, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni mostra una crescita del 70,8% rispetto al trimestre marzo - maggio 2020, quest'ultimo fortemente segnato dall'inattivita' del settore delle costruzioni per le misure restrittive introdotte a causa dell'emergenza sanitaria. Su base annua si registra un incremento del 12,8% dell'indice corretto per gli effetti di calendario della produzione nelle costruzioni (i giorni lavorativi sono stati 21 come ad agosto 2019) e del 12,9% dell'indice grezzo. Nella media dei primi otto mesi dell'anno, l'indice corretto per gli effetti di calendario e l'indice grezzo diminuiscono rispettivamente del 14,4% e del 14,3%. Ad agosto 2020, commenta l'Istat, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni cresce su base mensile superando i livelli medi del primo bimestre 2020, periodo antecedente alla pandemia di Covid-19. Sebbene anche su base tendenziale si evidenzi una ripresa del settore, che ad agosto registra un incremento del 12,8% dell'indice corretto per effetti di calendario, la media dei primi otto mesi dell'anno mostra una diminuzione del 14,4% rispetto allo stesso periodo del 2019.

05

Agosto

2020

05 Agosto 2020

SBORDONI (CONFIMI EDILIZIA) SU DL SEMPLIFICAZIONI

"Ulteriori vincoli alla rigenerazione urbana, penalizzate innovazione e sostenibilità"

"In un decreto che dovrebbe semplificare le procedure è un paradosso trovare nuovi vincoli e passaggi amministrativi che non solo ingessano il settore edile ma che risultano perfino in contrasto con le direttive Ue sul tema della sostenibilità degli edifici obsoleti". Commenta così Alessandro Sbordoni vicepresidente di Confimi Industria Edilizia le novità introdotte nel DL Semplificazione alla voce "Semplificazione e altre misure in materia di edilizia per la ricostruzione pubblica nelle aree colpite da eventi sismici". "L'aver equiparato i perimetri delle zone omogenee A a quelli dei centri storici – sottolinea Sbordoni – non solo limita i professionisti nello svolgimento del loro lavoro ma danneggia i cittadini a non poter usufruire degli effetti di innovazione e sostenibilità legati alla rigenerazione urbana". E continua il vicepresidente di Confimi Edilizia "Chiediamo a gran voce di intervenire perché diversamente gli edifici deteriorati rimarranno tali perché nessuno avrebbe interesse ad intervenire, con gravi ripercussioni sul piano economico e occupazionale". Scendendo nel particolare e volendo citare il testo oggetto dell'allarme lanciato dalla categoria edile della Confederazione, l'attuale stesura dell'art. 3 del D.P.R. 380 alla lettera d), recita: “.....Rimane fermo che, con rifermento agli immobili sottoposti a tutela ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004 , n. 42, nonché a quelli ubicati in zona omogenea A, gli interventi di demolizione e ricostruzione e gli interventi di ripristino di edifici crollati o demoliti costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia soltanto ove siano mantenuti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche dell'edificio preesistente e non siano previsti incrementi di volumetria.” "È evidente – rimarca Sbordoni - che questa nuova enunciazione, che vede stringere i vincoli per gli immobili situati nelle aree con vincolo paesistico e di quelli in zona omogenea "A" finirebbe con il paralizzare qualsiasi attività legata alla rigenerazione urbana" e continua "in caso di demolizione e ricostruzione infatti si sarebbe costretti a rispettare quelle caratteristiche dell'edificio preesistente come sagoma, prospetti, sedime, caratteristiche planivolumetrica e tipologiche, senza quindi consentire alcun tipo di variazione". “Ulteriore complicazione" spiega Confimi Edilizia "sta nell'aver equiparato i centri storici e le zone connotate di propria identità caratterizzate da una prevalente funzione abitativa (zona A), con i nuclei storici, che possono essere sparsi su tutto il territorio nazionale, città, campagne, aree marittime o montuose". "La tutela di questi edifici è già disciplinata dalla Soprintendenza e dai piani regolatori, non occorre fissare ulteriori paletti, piuttosto si intervenga con le dovute modifiche o si danneggerà il settore penalizzando anche la qualità della vita dei cittadini”